…quel terribile ping pong, conteso fra mamma e papà

La separazione fra coniugi può rappresentare uno dei momenti più stressanti nella vita di un individuo, soprattutto se arriva come soluzione in un momento di forte conflittualità.Nella maggior parte dei casi, sia in caso di separazione consensuale sia giudiziale, viene definito che i bambini risiedano con la mamma (genitore collocatario). Attenzione però, si parla solo di residenza e questo non attribuisce in nessun modo un maggiore peso nelle decisioni che riguardano i figli. Infatti escludere il genitore non-collocatario rappresenta un comportamento lesivo, non solo del diritto all’esercizio della genitorialità del padre, ma sopratutto del diritto del bambino ad avere garantita la bi-genitorialità. Spesso quando ci si separa non si pensa ai figli, o ci si pensa solo quando cominciano a dare segni evidenti di insofferenza. Spesso accade che uno dei due genitori voglia sottolineare i difetti dell’altro in modo da (più o meno consapevolmente) “renderli visibili anche agli occhi dei figli, così che anche loro sappiano quanto è sbagliato e si rendano conto che queste inadeguatezze, non solo hanno provocato la separazione, ma hanno delle conseguenze anche sulla qualità del loro modo di essere genitore”. L’esito di questo approccio potrebbe davvero essere che anche il bambino si convinca di avere uno dei due genitori che non funzionano ma questo, contrariamente a quanto ci si aspettava, non aiuta il bambino a difendersi dal “mostro” ma a:

  1. sentire la mancanza di quel genitore di cui comunque (bello o brutto che sia) ha bisogno
  2. a sentirsi in colpa verso (per esempio) la mamma per sentire il bisogno del papà
  3. a pensare che se vuole essere amato dalla mamma deve abituarsi a fare come dice lei, pena la squalifica.

Tutto questo avviene nella testa del bambino senza che gli adulti si accorgano e senza che lui ne sia francamente consapevole e potrebbe produrre tutta una serie di effetti a cui il genitore non aveva pensato.

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