Genitori autorevoli: si può?

Il “mestiere” di genitore è forse uno dei più difficili da svolgere perché non si può apprendere sui libri.

Tuttavia, se è vero che non esistono regole universali su come crescere i propri figli, è vero anche che esistono dei princìpi di base regolati dal funzionamento del cervello, al quale nessuno di noi si può sottrarre.

Per educare davvero non si dovrebbe essere né un genitore autoritario, cioè quello che impone al proprio figlio il suo volere senza che egli possa opporre alcuna forma di obiezione, né un genitore amico, cioè colui che si pone al pari del figlio diventando incapace di redarguirlo, fargli riconoscere i suoi errori e dargli la giusta disciplina.

Queste tipologie di genitore hanno enormi svantaggi:

– il genitore autoritario (per effetto di alcune spinte inevitabilmente generate dal cervello, di cui magari parleremo un’altra volta) rischia di far crescere un figlio ribelle ed oppositivo o, di contro, inibito e chiuso;

– il genitore amico rischia di generare un figlio sbandato, senza una strada chiara e definita tipicamente prodotta dal sano contenimento di chi trasmette regole e valori, anche confliggendo e attirando su di sé la disapprovazione.

Come spesso accade, la giusta via sta nel mezzo; l’educazione migliore si apprende da un genitore autorevole che propone al bambino regole (poche e chiare) e valori basilari da seguire e dei quali, in modo autorevole (cioè facendo seguire SEMPRE una conseguenza negativa in caso contrario), esige il rispetto.

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