FALSI MITI SUL SONNO DEI NEONATI (PARTE 2)

Lasciare piangere il neonato perché impari a dormire da solo oppure correre il rischio di “viziarlo”?

Secondo un’opinione molto diffusa, sarebbe produttivo lasciar piangere il proprio bambino affinché impari a ritrovare da solo la tranquillità e la via giusta per potersi addormentare. Tuttavia, pochi genitori sanno davvero cosa succede nei bambini quando piangono ininterrottamente: le conseguenze fisiche e psicologiche potrebbero influenzarli per tutta la vita. Per tutta la vita ma, soprattutto nei primi mesi, ogni comportamento è orientato ad una specifica funzione e questo fa sì che il bambino pianga quando vuole comunicare qualcosa, potrebbe avere fame, avvertire dolori o sentirsi solo e spaesato. Il neonato dipende totalmente dai genitori e non può occuparsi da solo di se stesso: è indispensabile l’intervento della mamma o del papà per la regolazione degli stati fisiologici (etero – regolazione) come la fame, la sete, la temperatura, la protezione degli stimoli esterni ed il contenimento fisico. Il modo più o meno gratificante in cui si risponde a queste necessità influenza fortemente anche il mondo psicologico (emotivo e relazionale) del bambino, facendolo sentire più o meno al sicuro.

…quindi come deve agire il genitore?

Rispondendo in modo accogliente ai suoi bisogni e non lasciandolo da solo a smaltire la sua angoscia. Il neonato non sa come si sta al mondo e necessita dell’intervento regolatore del genitore per poter scoprire come gestire alcuni vissuti. Quando piange perché non riesce a dormire non ha bisogno del genitore che gli urla addosso o che lo lascia da solo ma ha bisogno di un adulto che sappia leggere nei suoi bisogni (anche per tentativi ed errori, se non si capisce con chiarezza) e fornisca una risposta adeguata, in grado di placare il bambino. In questo modo il piccolo percepisce di essere in un ambiente sicuro e riduce le sue richieste di rassicurazione. 

Lasciarlo piangere ha il solo effetto di aumentare il livello di stress e aumentare l’irritazione del suo sistema nervoso centrale. Questa condizione, se protratta nel tempo, è in grado di produrre delle conseguenze anche sulla crescita, sulla capacità di apprendimento e sullo sviluppo emozionale e affettivo del piccolo.

 

 

Dr.ssa Ilenia Sussarellu

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